Gold History 4 min di lettura
125 anni di prezzo dell'oro, in sei ere
Un grafico dell'oro dal 1900 a oggi sembra una parete che sale. Diviso nelle sue sei ere racconta un'altra cosa: chi decideva quel prezzo, e cosa accadde quando smise di deciderlo.
Nel 1900 un’oncia d’oro costava 20,67 dollari, e quel numero stava scritto in una legge. Oggi ne costa qualche migliaio, e a stabilirlo è un’asta che si tiene due volte al giorno. Fra i due estremi ci sono sei periodi distinti, ognuno con una regola sua: separarli è l’unico modo per far dire qualcosa a una curva che, tutta intera, dice soltanto «sale».
1900-1933: il prezzo non esiste, è una definizione
Sotto il gold standard classico il prezzo dell’oro non è un prezzo: è la definizione della moneta. Negli Stati Uniti un’oncia vale 20,67 dollari dal 1834, e non perché il mercato lo abbia deciso — è la legge a stabilire quanti grani d’oro fanno un dollaro. Un grafico di quegli anni è una retta orizzontale.
Le oscillazioni esistono, ma stanno dall’altra parte del rapporto: a muoversi sono i prezzi delle merci, non quello del metallo.
1934-1971: trentacinque dollari, per decreto
La Grande Depressione rompe l’ancoraggio in mezza Europa. Negli Stati Uniti il Gold Reserve Act del gennaio 1934 ridefinisce il dollaro: un’oncia vale 35 dollari. È una svalutazione del 41% decisa in poche settimane, e resterà il prezzo ufficiale per trentasette anni.
Nel 1944 Bretton Woods costruisce su quel numero il sistema monetario del dopoguerra: soltanto il dollaro è convertibile in oro, tutte le altre valute si agganciano al dollaro. Anche qui la linea è piatta — per definizione, non per equilibrio.
1971-1980: il prezzo diventa un prezzo
Il 15 agosto 1971 gli Stati Uniti sospendono la convertibilità. Per la prima volta in un secolo e mezzo, a stabilire quanto vale un’oncia è il mercato. In nove anni si passa da 35 dollari agli 850 del fixing di Londra del 21 gennaio 1980: più di venti volte.
Non fu l’oro a impazzire. Fu il recupero di un valore che una legge teneva fermo da decenni, accelerato da due crisi petrolifere e da un’inflazione a due cifre.
1980-1999: vent’anni di discesa
Dagli 850 dollari del 1980 ai 252,80 del luglio 1999. Disinflazione, tassi reali alti, mercati azionari in corsa e banche centrali che vendono riserve: per due decenni l’oro delude chiunque lo abbia comprato al momento sbagliato.
È l’era che i grafici promozionali preferiscono tagliare, ed è la più istruttiva delle sei.
1999-2011: il ritorno
Il fondo del 1999 coincide con l’accordo fra le banche centrali europee che mette un tetto alle vendite. Da lì l’oro sale per dodici anni consecutivi, dal 2001 al 2012 — un fatto raro per qualsiasi mercato. Nel frattempo i primi fondi quotati garantiti da metallo, dal 2003, rendono l’oro comprabile da un conto titoli.
Il picco arriva il 5 settembre 2011, con il fixing a 1.895 dollari, nel mezzo della crisi dei debiti sovrani europei e del primo declassamento del debito statunitense.
2011-oggi: la caduta, poi l’accelerazione
Segue una correzione lunga e profonda: nel 2013 l’oro perde circa il 28% in un anno, e a dicembre 2015 tocca 1.049 dollari — quasi la metà del picco. Poi il movimento riparte: oltre 2.000 dollari nell’agosto 2020, oltre 3.000 nel marzo 2025, oltre 3.500 il mese successivo, fino al massimo storico toccato nel gennaio 2026 sopra i 5.500 dollari, seguito da una correzione.
Il motore di questa fase è diverso da tutti i precedenti, e vale la pena saperlo: non sono i risparmiatori, sono le banche centrali.
Che cosa insegnano le sei ere
Tre osservazioni, che il grafico da solo non dà.
La prima: per più della metà del periodo il prezzo dell’oro non era un prezzo, era una definizione di legge. Chi calcola «il rendimento dell’oro dal 1900» sta sommando due grandezze diverse.
La seconda: i rialzi sono stati rapidi e concentrati, gli stalli lunghissimi. Fra il 1980 e il 2005 non è successo praticamente niente, e vent’anni sono una vita di risparmio.
La terza: nel brevissimo periodo l’oro non protegge affatto. Nel 2008 e nel marzo 2020 è sceso insieme a tutto il resto, perché nei panici si vende ciò che è liquido, e l’oro lo è.
I prezzi citati sono in dollari per oncia e si riferiscono al mercato di Londra. I rendimenti passati non sono indicativi dei rendimenti futuri.