Gold History 3 min di lettura
1933: l'anno in cui possedere oro divenne illegale
Il 5 aprile 1933 un ordine esecutivo obbligò gli americani a consegnare l'oro allo Stato. Poche settimane dopo lo Stato ne alzò il prezzo del 69%.
È l’episodio che manca da quasi tutte le ricostruzioni, e che spiega meglio di ogni altro perché il rapporto fra gli Stati e l’oro non sia mai stato neutrale.
L’ordine esecutivo 6102
Il 5 aprile 1933, cinque settimane dopo essersi insediato, il presidente Franklin Delano Roosevelt firma l’ordine esecutivo numero 6102. Vieta ai cittadini e alle imprese degli Stati Uniti di detenere monete d’oro, lingotti e certificati aurei, e impone di consegnarli a una banca della Federal Reserve entro il 1° maggio.
Il rimborso avviene al prezzo legale: 20,67 dollari l’oncia. Chi non consegna rischia fino a diecimila dollari di multa e dieci anni di carcere.
Le eccezioni sono poche e circoscritte: una piccola quantità di monete per uso personale, l’oro necessario a industria, arte e odontoiatria, e le collezioni numismatiche riconosciute.
Perché fu fatto
La logica era monetaria, non punitiva. Sotto il gold standard la quantità di moneta in circolazione dipendeva dalle riserve auree: per combattere la deflazione — i prezzi negli Stati Uniti erano crollati di circa un quarto fra il 1929 e il 1933 — il governo aveva bisogno di espandere la base monetaria, e per farlo doveva prima concentrare l’oro nelle mani della banca centrale.
Non fu una singolarità americana. Negli stessi anni molti paesi europei sospesero la convertibilità e limitarono la detenzione privata: l’Italia lo fece con la sua legislazione valutaria degli anni Trenta.
Il seguito, che è il punto della storia
Il Gold Reserve Act trasferisce inoltre al Tesoro tutto l’oro detenuto dalla Federal Reserve. È per custodirlo che, fra il 1936 e il 1937, viene costruito il deposito di Fort Knox, in Kentucky.
Quarantun anni di divieto
Il divieto di detenzione privata resta in vigore molto più a lungo di quanto la sua motivazione d’emergenza suggerirebbe. Sopravvive alla Depressione, alla guerra, a Bretton Woods e perfino alla fine della convertibilità del 1971.
Cade soltanto il 31 dicembre 1974, quando entra in vigore la legge firmata dal presidente Gerald Ford che restituisce agli americani il diritto di possedere oro. Nel frattempo il prezzo, libero dal 1971, era già arrivato intorno ai 180 dollari.
Che cosa se ne ricava, senza esagerare
La lettura allarmistica di questa storia — «può succedere di nuovo domani» — è un argomento di vendita, non un’analisi. Il contesto era quello di un sistema in cui la moneta era oro, e in cui concentrare il metallo era l’unico modo per governare la quantità di moneta. Quel sistema non esiste più da mezzo secolo.
La lettura utile è un’altra, e più sobria: il quadro giuridico di un bene non è un dato di natura. È stato scritto da qualcuno, in un certo momento, per uno scopo — e può essere riscritto. Vale per l’oro come per i depositi bancari, per gli immobili e per i fondi pensione. Chi costruisce una riserva di lungo periodo fa bene a sapere quali regole, oggi, la governano — e a rileggerle ogni tanto.