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Basilea 3 e l'oro: che cosa dice davvero la norma
L'oro allocato pesa zero nei requisiti di capitale delle banche. Ma non è un «asset Tier 1», non è un attivo liquido di alta qualità, e sotto l'NSFR costa.
Poche sigle circolano con tanti fraintendimenti quanti «Basilea 3» accostata all’oro. Vale la pena separare ciò che la norma dice da ciò che le viene attribuito: la parte vera è già abbastanza interessante da non aver bisogno del resto.
Che cos’è Basilea 3
È l’insieme di regole internazionali scritte dal Comitato di Basilea, presso la Banca dei Regolamenti Internazionali, che stabilisce quanto capitale una banca deve tenere a fronte dei rischi che assume e come deve finanziarsi. Riguarda i bilanci delle banche vigilate. Non riguarda i risparmiatori, non riguarda le banche centrali — che non vi sono sottoposte — e non stabilisce il prezzo di nulla.
Ciò che è vero: ponderazione zero
Nel metodo standardizzato per il rischio di credito, l’oro in lingotti detenuto nei propri caveau, o su base allocata a fronte di corrispondenti passività in metallo, è trattato come cassa: ponderazione di rischio zero per cento. Una banca che lo detiene non deve accantonare capitale a fronte di quel valore, e può usarlo come garanzia applicando uno scarto del 20%.
È una regola solida, ed è il fondamento vero della frase «per i regolatori l’oro pesa zero». Con un’avvertenza: non è una novità di Basilea 3. Quel trattamento era già previsto dagli accordi precedenti.
Ciò che è falso: «l’oro è un asset Tier 1»
Il Tier 1 non è una classe di attivi: è una classe di capitale, cioè di ciò con cui la banca si finanzia — azioni, riserve, utili non distribuiti. Un lingotto sta dall’altra parte del bilancio: è un attivo, non una fonte di capitale. «Asset Tier 1» accosta due parole che nel testo di Basilea non stanno insieme, e la formula circola soprattutto nel materiale commerciale di chi vende oro.
Ciò che è falso: «l’oro è diventato HQLA»
Nel 2025 è circolata con insistenza la voce di una riclassificazione dell’oro fra le attività liquide di elevata qualità — gli HQLA, quelle che una banca può liquidare per attraversare trenta giorni di crisi. La London Bullion Market Association l’ha smentita per iscritto: se fosse accaduto, ha scritto, sarebbe la prima a dirlo. Il World Gold Council ha confermato la stessa cosa. L’oro non è un HQLA; le due associazioni continuano a chiederne il riconoscimento ai regolatori.
Ciò che quasi nessuno racconta: l’NSFR
Perché allocato e non allocato restano due cose diverse
Il punto di sostanza sopravvive intatto alla correzione delle sigle. Il trattamento a ponderazione zero riguarda il metallo fisico e identificato, detenuto o allocato. Un credito in oro verso una controparte, ai fini prudenziali, resta un credito verso quella controparte, con il rischio che ne consegue.
La differenza fra possedere metallo e possedere la promessa di metallo non è un’invenzione di chi lo vende: è scritta nel modo in cui i regolatori misurano il rischio.
E gli acquisti delle banche centrali?
Vengono spesso attribuiti a Basilea 3. Non regge: le banche centrali non sono vigilate secondo Basilea, e le loro riserve rispondono a scelte di politica valutaria — diversificazione, riduzione della dipendenza da una valuta altrui, ricerca di un attivo che non sia il debito di un altro Stato. Sono due storie separate, e la seconda pesa molto più della prima.
Basilea 3 è una normativa sui bilanci bancari, non una previsione sul prezzo dell’oro: nessuna regola garantisce rendimenti futuri.