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Gold Tips 3 min di lettura

Come si legge un lingotto d'oro

Peso, purezza, saggiatore, numero di serie e sigillo: su un lingotto è inciso tutto quello che serve a riconoscerlo. Compreso il motivo per cui il blister non va aperto.

Un lingotto d’oro è un oggetto sorprendentemente parlante: tutto quello che serve a identificarlo è scritto sopra, in pochi millimetri. Sapere che cosa cercare rende superflua la maggior parte delle domande.

Due famiglie, due processi

I lingotti da investimento si dividono in due tipi, e la differenza sta nel modo in cui nascono.

I coniati si ottengono da un nastro di metallo laminato, tagliato e poi impresso a pressione. Sono i tagli piccoli — indicativamente dai 5 ai 100 grammi — e hanno superfici perfettamente lisce e spigoli netti.

I fusi, chiamati anche bank bar, si ottengono colando il metallo in una forma. Sono i tagli grandi: 250 grammi, mezzo chilo, un chilogrammo. La superficie è meno regolare, spesso con le tracce del raffreddamento — non è un difetto, è il processo.

Che cosa c’è inciso sopra

Su ogni lingotto da investimento si leggono quattro cose.

Il marchio della raffineria, cioè chi lo ha prodotto. È il dato che più conta, perché è la raffineria a essere accreditata dal mercato, non il singolo pezzo.

Il peso, espresso in grammi o in once troy.

La purezza, in millesimi: sui lingotti da investimento si legge 999,9, che corrisponde a 24 carati.

Il numero di serie, univoco. Sui coniati è quasi sempre presente e corrisponde a quello stampato sul sigillo; sui fusi di taglio grande accompagna il certificato cartaceo.

Molti pezzi riportano anche la sigla del saggiatore — in inglese melter assayer — cioè di chi ha eseguito e certificato l’analisi del titolo.

Il sigillo, e perché non si apre

Il taglio: due esigenze opposte

Non esiste il taglio migliore in assoluto, esistono due esigenze che tirano in direzioni contrarie.

Il costo di produzione pesa in proporzione più sui pezzi piccoli. Coniare, sigillare e certificare un lingotto da cinque grammi costa quasi quanto farlo per uno da cento: quel costo, diviso per pochi grammi, alza il prezzo al grammo. Più grande è il taglio, più il prezzo si avvicina al valore del metallo.

La divisibilità fa il ragionamento opposto. Un lingotto da un chilogrammo si vende tutto o niente. Dieci lingotti da cento grammi permettono di liquidare esattamente quello che serve, quando serve.

La sintesi pratica: chi accumula per il lungo periodo e non prevede uscite parziali paga meno con i tagli grandi; chi vuole poter smobilizzare a pezzi accetta un prezzo al grammo un po’ più alto in cambio della flessibilità.

Un’ultima nota sui pesi da istituzione

I lingotti che si scambiano fra banche centrali e grandi operatori sono un’altra cosa ancora: pesano circa 400 once, cioè intorno ai 12,5 chilogrammi, e rispondono allo standard Good Delivery. Non sono pensati per essere posseduti da una persona, e il loro peso non è nemmeno esatto: ogni barra ha il proprio, inciso sopra, con una tolleranza ammessa. È un mercato all’ingrosso, con regole proprie.

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