Vai al contenuto

Gold Tips 2 min di lettura

La fiscalità dell'oro da investimento

Esente IVA all'acquisto per legge, tassato solo alla vendita sull'eventuale plusvalenza. I riferimenti normativi esatti e cosa conservare.

Pochi asset hanno una fiscalità così lineare come l’oro da investimento. Due regole, due momenti: ecco quali sono, con i riferimenti esatti.

All’acquisto: esenzione IVA

L’oro da investimento è esente IVA ai sensi della Legge n. 7 del 17 gennaio 2000. Non è un’agevolazione temporanea né un’interpretazione: è la norma che ha recepito in Italia la disciplina europea del mercato dell’oro.

Il significato pratico si vede con un confronto: su un bene gravato dall’IVA al 22%, ogni 122 euro che escono dal conto 22 sono imposta — circa il 18% della somma pagata, e non la rivedrai. Sull’oro da investimento, ogni euro versato compra metallo.

Alla vendita: imposta sostitutiva sulla plusvalenza

La tassazione interviene una sola volta, quando vendi, e solo se vendi in guadagno: imposta sostitutiva del 26% sull’eventuale plusvalenza. Finché accumuli e detieni, non maturano imposte periodiche: nessun prelievo annuo erode la posizione mentre cresce.

C’è però un dettaglio che rende la documentazione decisiva. Se al momento della vendita il costo di acquisto non è documentato, la norma non consente di dedurlo: la plusvalenza si presume pari al 25% del corrispettivo incassato, per l’articolo 68, comma 7, lettera d del Testo unico delle imposte sui redditi. Su quel quarto si applica il 26%, cioè il 6,5% dell’intero importo venduto — anche se il guadagno reale è stato minore, e perfino se non c’è stato.

Cosa conservare

Per determinare correttamente la plusvalenza serve la documentazione di acquisto: date, quantità, controvalori. Vale la pena conservarla dal primo giorno, e vale la pena pretendere da qualsiasi operatore che sia scaricabile in qualsiasi momento: alla vendita, la storia dell’accumulo deve essere già pronta per il commercialista.

Argomenti

Tutti gli articoli