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Gold News 4 min di lettura

Il 2026 dell'oro: il record di gennaio e i sette mesi dopo

Il 28 gennaio l'oro ha toccato il massimo storico, poco sotto i 5.600 dollari. Da lì ha perso più di un quinto, e siamo comunque vicini ai livelli di apertura dell'anno.

Ci sono anni che si raccontano male con una sola cifra, e questo è uno di quelli. Chi guarda il massimo storico vede un trionfo; chi guarda gli ultimi sei mesi vede una discesa. Sono la stessa cosa, vista da due punti diversi della stessa curva.

L’antefatto

Il 2025 si era chiuso con un rialzo intorno al 70% e diverse decine di nuovi massimi nel corso dello stesso anno. Un ritmo simile è di per sé un’informazione: significa che il prezzo si stava muovendo su aspettative, non su un riequilibrio graduale fra domanda e offerta.

Gennaio: il punto più alto mai toccato

Il 28 gennaio 2026 l’oro ha segnato il massimo storico, poco sotto i 5.600 dollari l’oncia, dopo aver superato per la prima volta la soglia dei 5.000 nelle settimane precedenti. Sullo sfondo c’erano tensioni internazionali acute e attese di allentamento monetario.

23 marzo: dieci per cento in poche ore

La correzione più brusca dell’anno non è arrivata da una notizia economica, ma dalla meccanica del mercato. In una sola seduta il prezzo ha ceduto oltre il 10%, fino a circa 4.150 dollari.

La primavera: un intervallo, non una tendenza

Fra aprile e giugno il prezzo si è mosso in una fascia larga, fra i 4.400 e i 4.600 dollari, con oscillazioni settimanali guidate quasi sempre dalle stesse due cose: le riunioni della Federal Reserve e i dati sull’occupazione americana.

L’estate: il test dei 4.000 dollari

A luglio è arrivata la fase più interessante da capire, perché apparentemente contraddittoria. Le tensioni sullo stretto di Hormuz hanno spinto in alto il prezzo del petrolio — e l’oro, invece di salire sulla paura, è sceso fino a testare l’area dei 4.000 dollari.

Il motivo è un passaggio in più nella catena. Il petrolio caro alza le attese di inflazione; l’inflazione attesa più alta rende meno probabile che la banca centrale tagli i tassi, e più probabile che li alzi; tassi più alti rendono più costoso tenere un bene che non paga cedole. Il rischio geopolitico, questa volta, è arrivato all’oro dopo essere passato dalla porta della politica monetaria.

Agosto: la pressione che si allenta

A metà agosto il prezzo si è stabilizzato fra 4.325 e 4.425 dollari. I dati americani di luglio hanno mostrato un’inflazione complessiva ferma al 3,4% annuo e una componente di fondo scesa al 2,5%, con consumi in raffreddamento. La probabilità che la Federal Reserve alzasse i tassi a settembre, stimata dal mercato intorno al 50% a inizio settimana, è scesa a circa un terzo.

Meno probabilità di rialzo significa meno costo opportunità: l’oro ha tenuto i guadagni delle settimane precedenti.

Le due verità che convivono

La prima: dal massimo di gennaio l’oro ha perso più di un quinto del suo valore. È una correzione seria, e chi ha comprato in quelle settimane oggi è in perdita.

La seconda: il livello attuale resta fra i più alti mai registrati, e non è lontano da quello con cui l’anno si era aperto.

Entrambe sono vere, e la distanza fra le due misura esattamente il peso della data in cui si compra. È la ragione per cui un accumulo diluito nel tempo e un acquisto unico non sono la stessa strategia con ritmi diversi: sono due esposizioni diverse allo stesso mercato.

I rendimenti passati non sono indicativi dei rendimenti futuri. I prezzi citati sono in dollari per oncia.

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