Vai al contenuto

Gold News 3 min di lettura

Oro tokenizzato: che cosa promette, e che cosa non è

Quote digitali di lingotti custoditi da terzi, scambiabili in ogni momento. Risolve due problemi veri e ne lascia aperto uno, che è sempre lo stesso.

Da qualche anno il mercato dell’oro all’ingrosso lavora a una versione digitale di sé stesso. Non è una criptovaluta e non è una moda passata per Londra: è un tentativo di risolvere due limiti reali del metallo, promosso dalle stesse istituzioni che governano il mercato fisico. Merita di essere capito prima di essere giudicato.

Il problema che prova a risolvere

Un lingotto da istituzione pesa dodici chili e mezzo. Non si divide, non si sposta con un clic, e per scambiarlo servono depositi, trasporti assicurati e verifiche. Il mercato all’ingrosso funziona così da sempre, e funziona bene — ma è lento e ha costi fissi alti.

L’idea è di rappresentare digitalmente quote di lingotti che restano fermi in un caveau, così che a muoversi sia il titolo e non il metallo.

Come è disegnato

Il modello di cui si parla di più si basa su unità digitali che corrispondono a frazioni precise di lingotti Good Delivery custoditi da un depositario istituzionale. A ogni unità corrisponde una quantità di metallo realmente esistente e identificabile; il registro che tiene traccia dei passaggi è tecnologicamente diverso da quello tradizionale, ma la funzione è la stessa: sapere chi ha che cosa.

Accanto a questo, il mercato sta costruendo sistemi di registrazione dei singoli lingotti — dalla raffineria in avanti — pensati per rendere la provenienza verificabile in modo continuo invece che a campione.

I due vantaggi, che sono reali

La frazionabilità. Un lingotto da dodici chili diventa divisibile senza rifonderlo. Per il mercato all’ingrosso è un cambiamento concreto.

La velocità. Uno scambio che oggi richiede giorni e passaggi fisici può concludersi in tempi molto più brevi, con costi operativi minori.

La domanda che resta la stessa

Una quota indivisa di una massa comune non è la stessa cosa di un lingotto assegnato con il suo numero di serie. Può essere una struttura solida ed efficiente, ma è una struttura diversa, e va valutata per quello che è.

Le tre incognite dichiarate

Il quadro normativo. La rappresentazione digitale di un bene detenuto da terzi tocca regole su custodia, intermediazione e strumenti finanziari che nei diversi paesi non dicono la stessa cosa.

L’adozione. Un’infrastruttura di mercato funziona se la usano in molti. Finché a partecipare è una minoranza degli operatori, la liquidità promessa resta un obiettivo.

La sicurezza informatica. Spostare il registro della proprietà su un’infrastruttura digitale sposta anche il rischio: dal furto fisico, che si assicura, a quello informatico, che si assicura in modo diverso e più difficile da quantificare.

Da non confondere

Questa è un’infrastruttura di mercato promossa dagli operatori del settore. È un’altra cosa rispetto ai token «garantiti da oro» emessi da società private, che replicano il prezzo attraverso la promessa di un emittente: lì il rischio di controparte è quello dell’emittente, e la qualità della garanzia dipende interamente da chi la certifica.

La distinzione fra le due categorie è la stessa che separa il metallo dalla carta, e la tecnologia non la cancella. La sposta soltanto su un supporto nuovo, dove va cercata con le stesse domande di sempre.

Argomenti

Tutti gli articoli