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Il TFR in oro: proteggere una passività aziendale
Il TFR accantonato in azienda è una riserva che l'inflazione erode e che andrà pagata in un momento non scelto. La strategia di copertura in oro fisico.
Ogni azienda che trattiene il TFR dei dipendenti convive con una passività silenziosa: una riserva contabile che cresce ogni anno, si rivaluta per legge, e prima o poi andrà liquidata — spesso nel momento che l’azienda non sceglie. Nel frattempo, la liquidità accantonata a copertura subisce l’erosione dell’inflazione come qualsiasi giacenza.
La strategia di copertura
L’idea è semplice: convertire la liquidità accantonata a fronte del TFR in oro fisico 999,9/1000, trasformando la copertura di una passività monetaria in un asset reale che storicamente tende a rivalutarsi con la svalutazione della moneta. I rendimenti passati non sono indicativi dei rendimenti futuri; ciò che la strategia cambia con certezza è la natura della riserva: da promessa monetaria a bene reale.
Il vantaggio fiscale indiretto
L’oro da investimento è esente IVA ai sensi della Legge n. 7 del 17 gennaio 2000: nella conversione non si genera alcuna imposta indiretta irrecuperabile. Ogni euro spostato sulla copertura compra metallo.
Gli aspetti di bilancio
L’oro acquistato resta un attivo dell’azienda — iscrivibile fra le immobilizzazioni finanziarie o nell’attivo circolante secondo la destinazione — e resta liquido: in caso di necessità si vende, con accredito entro 3 giorni lavorativi, senza vincoli contrattuali né penali. La riserva è custodita in caveau assicurato «All Risk» in Germania, in regime allocato.
Il risvolto per le persone
Un TFR la cui copertura è «protetta in oro» è anche un argomento di welfare: comunica ai dipendenti che la loro liquidazione poggia su un asset reale. Per molte PMI è diventato uno strumento di fiducia e di retention, oltre che di tesoreria.